Allo scoccare del primo anno di pandemia mondiale il nostro lessico si è arricchito di tanti nuovi vocaboli: congiunto, affetto stabile e distanziamento sociale. La parola distanziamento è quella che più ho introiettato, perché è quella che mi ha colpita più nel profondo acuendo le distanze che per forza di cose si sono create nella mia vita. Lavoro a distanza per via telematica, la persona che amo è fisicamente distante da me perché vive in un'altra regione così come buona parte degli amici e delle amiche che ho lasciato a Bologna, la mia città del cuore, o che sono all'estero. Eppure, dopo essermi abituata ed essere fisicamente distante dalle altre persone, non riesco ad abituarmi a sentirmi distanziata da loro. Insisto sulla differenza tra queste due parole perché esiste ed è necessario tenerla a mente. Per mestiere mi occupo di parole e nonostante la citazione di Nanni Moretti sia ormai abusata, sono fermamente convinta che le parole sono importanti e che chi parla male, pensa male e vive male. Sul vocabolario Treccani alla voce distanziamento si legge «distanziaménto s. m. [der. di distanziare]. – L’atto, il fatto, il modo di distanziare o distanziarsi» mentre per quanto riguarda la voce distanza si legge:« La lunghezza del tratto di linea retta (nell’ordinario spazio euclideo, altrimenti del tratto di geodetica) che congiunge due punti (e che s’identifica col concetto del minimo percorso tra questi), o, più genericamente, la lunghezza del percorso fra due luoghi, due oggetti, due persone». Per evitare di propagare il virus quindi dobbiamo mentenere la distanza fisica dalle altre persone e dunque distanziarci da loro. Ma la parola distanziamento ha un significato ulteriore e ben più allarmante e di cui fino ad ora si è ignorata la portata. Alla voce distanziamento sull'Enciclopedia Treccani si legge «In psicologia, l’atteggiamento di indifferenza o quasi che si assume di fronte ai propri sintomi fisici, pur senza ignorarne la portata». Ebbene, il distanziamento sociale, inteso nel suo significato letterale come creazione di una distanza fisica ci ha portati a un distanziamento psicologico? Purtroppo, credo proprio di sì. L'uomo è fin dalle origini del pensiero definito un animale sociale da Aristotele e la socialità umana è cambiata moltissimo con l'avvento di internet e dei social networks. Questi strumenti se da un lato hanno accorciato le distanze fisiche e moltiplicato le possibilità di contatti intercontinentali e li hanno resi istantanei dall'altro lato hanno pesantemente inciso sulle dinamiche sociali quotidiane e di breve distanza. Il distanziamento sociale imposto dall'emergenza pandemica ha già condizionato pesantemente le interazioni sociali su più fronti: nella quantità degli individui che è consigliato si incontrino (gruppi di massimo sei persone in uno spazio chiuso, massimo due persone adulte e un minore al di fuori del nucleo familiare), disincentivandole per motivi di svago e limitandole ai casi di necessità, infine gerarchizzandole coninando termini come congiunto e affetto stabile per identificare relazioni prioritarie e dunque spingendo implicitamente a tagliarne fuori altre. Relazioni addomesticate dalle norme. Il mio appello più accorato è quello a non distanziarci psicologicamente da questa situazione, a non normalizzarla perché non è normale ma normata. Teniamo vive le relazioni con le persone che ci fanno stare bene, nella speranza di non dover essere distanti da loro ancora per molto.
[ Chiara Caputi ]
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