La vita d'oro di Bea


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"Sei cara piccola"


Piccola ci era stata, e se lo ricorda ancora a volte. Si ricorda della raccolta di Olive nella campagna di nonno Fausto in quella casa grande in cima ad Acicastello, dei sassi su cui inciampava ogni volta che faceva il bagno ad Acireale, della ricetta segreta degli arancini col burro di nonna Elena, dei nascondini nelle tonnare quando stava con papà a Marzamemi e della tristezza di quando se ne andò.


"Sei cara piccola, se volessi vederti di più mi verresti a costare tutto lo stipendio"

Ogni volta diceva la stessa cosa, era quasi un rituale, chiudeva la porta dietro di sé ed usciva dalla camera mandandole un bacio. Doveva aspettare almeno dieci minuti prima di uscire anche lei, era la regola, la regola di mamma.


"Sei nuova?"

silenzio

"Scusami, non volevo essere impertinente, è che il tuo Tizio lo conosco, lo conosciamo tutte"



Ed in effetti il Tizio era un noto esponente dell'imprenditoria Milanese, noto non solo per la sua scalata professionale. Che poi la cosa divertente era che il suo nome preferiva non dirlo, come se non lo si riconoscesse, non lo si sentisse in TV, ma a Bea andava bene così, il cliente doveva essere felice, era la regola, la regola di mamma.


"No, a dire il vero no, non sono nuova"

"Piacere di conoscerti non sono nuova, Alice"

"Sono Bea"

"Bea è il tuo vero nome?"


No, non era il suo vero nome, lo aveva scelto perché era il nome di mamma quando faceva questo lavoro qui, anzi, quando praticava quest'arte, è così che la definiva "il tuo corpo è arte amore mio, e tu sei l'artista che regala emozioni a chi porti in viaggio con te". Aveva scelto Beatrice per farsi chiamare, come la donna che aveva portato Dante in paradiso.


"Sì"

"Okay Bea, se ti va di bere qualcosa con me e le ragazze, stasera siamo al Rouge, e magari mi dici pure come ti chiami davvero e che vuoi fare nella vita, che io qui non ti ci vedo sai"


Amiche non ne aveva mai avute, non da quando era andata via di casa, non da quando aveva seguito quelle orme d'arte, non era possibile avere delle amiche, dovevi essere sola per essere professionale. E mai nessuno le aveva detto che quel posto non faceva per lei, quel posto che poi non era nessun posto, perché ce n'erano tanti, troppi. Non ci aveva mai riflettuto alla vita che voleva.


L'insegna del Rouge richiamava il grande Gatsby, così come i drink che venivano elegantemente serviti ai tavoli dorati. Alice era seduta sola, con un vestito lungo e verde che copriva l'alto sgabello su cui aveva incrociato le gambe. Bea la guardava con ammirazione e con gratitudine per il coraggio con cui le aveva aperto l'anima. Quel posto pieno di oro e vestiti eleganti non era


il suo, e non lo erano le camere d'albergo, i soprannomi e lo sfarzo delle vasche con champagne in cui faceva il bagno ogni sera.


"Clara, mi chiamo Clara, e voglio tornare a casa mia"

"Posso venire insieme a te Clara? "


Raffaella Di Sario



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