Italianismə: sperimentazioni per un linguaggio di genere


Italianismi inaugura una rubrica che parla di genere, spinto, innanzitutto, dal grande problema di vivere in una cultura ancora a stampo patriarcale. Ma cosa vuol dire cultura ‘’patriarcale’’? Con questo termine facciamo riferimento a una società fallocentrica –maschilista- in cui gli uomini detengono il potere: la loro condizione è privilegiata, il loro ‘’essere maschi’’ gioca a loro favore per via di secoli di storia fondati su questo tipo di assetto culturale. Questa si fonda su di un rigido binarismo di genere uomo-donna ovvero ritiene che i generi siano soltanto due e che a ognuno dei due generi corrispondano determinati ruoli, rimarcando così tutte le asimmetrie di potere già fortemente radicate. Tuttavia, non c’è niente di naturale né di biologico nel colore azzurro per il genere maschile, né tantomeno nell’occuparsi delle faccende domestiche per il genere femminile. I ruoli che normalmente associamo al femminile e al maschile fanno, in realtà, parte di un costrutto culturale difficile da sradicare perché tramandato di generazione in generazione.


    La rubrica Genere di Italianismi andrà, da un lato, alla ricerca di quelli che sono i rapporti di potere e le disuguaglianze che ancora caratterizzano le relazioni tra i generi e, dall’altro lato, esplorerà cosa sta cambiando in positivo nella nostra contemporaneità.

    Cominciamo a farlo partendo con il voler sfatare un mito: l’universalismo del sapere patriarcale. Una società a stampo patriarcale si costruisce sulle opinioni e sulle credenze di quella che è, in realtà, solo una fetta della società, quella formata da uomini bianchi, eterosessuali, cisgenere[1] e abili. Tantissimə altre storie, voci, esperienze e punti di vista non vengono presə in considerazione o passano in secondo piano: quelle di donne, persone trans*, persone nere o persone disabili, ad esempio.

    Il falso universale per eccellenza è presente nella stessa lingua che quotidianamente usiamo e riguarda il genere maschile usato come neutro. Ad esempio, nell’espressione “Ciao ragazzi” riferita a una moltitudine di persone formata sia da ragazzi che da ragazze, il maschile è usato come falso universale neutro, falso perché la lingua italiana, in realtà, non prevede un genere neutro. Le persone di genere femminile o non binario[2] vengono totalmente rese invisibili da un uso della lingua di questo tipo, a favore di un genere maschile onnipresente. Risulta chiaro come la lingua italiana sia una lingua sessista.


    Con la nostra nuova rubrica vogliamo contribuire a costruire nuovi mondi: lo facciamo, innanzitutto, riappropriandoci della nostra lingua e rendendola accogliente a tutti gli individui. Per questo motivo, utilizzeremo alcune delle soluzioni neutre che si sono trovate negli ultimi tempi: al posto del maschile usato come universale, useremo forme grafiche neutre come l’omissione dell’ultima lettera, il trattino basso, l’asterisco, l’apostrofo, la chiocciola, lo schwa (ə)[3], la u, la x. Impiegheremo anche il femminile usato come universale: riteniamo che ce ne sarà bisogno almeno fino a quando la nostra cultura continuerà ad associargli valori negativi (quali debolezza o inferiorità, ad esempio).

    Bisogna tenere a mente che il ribrezzo e/o le resistenze nei confronti di queste sperimentazioni linguistiche spesso sono date dal fatto che, semplicemente, non siamo abituat* a leggerle, sentirle e utilizzarle. Il loro obiettivo, che facciamo nostro e di cui ci facciamo portavoce, è la costruzione di un linguaggio che sia quanto più possibile neutro così da non lasciare fuori nessuna persona, così che tutt possano trovare i modi per nominarsi ed essere visibili nella nostra società.


[1] Le persone cisgenere sono coloro che si identificano con il sesso assegnato loro alla nascita. Per “sesso assegnato alla nascita” si intendono le caratteristiche anatomiche, fisiologiche e genetiche associate al sesso maschile o femminile: cromosomi sessuali, caratteri sessuali primari (genitali esterni, gonadi), caratteri sessuali secondari (peli, seno, timbro della voce, ecc.) e assetto ormonale. Viene stabilito dalle persone adulte automaticamente prima che nasciamo (sulla base dell’ecografia) o alla nascita, osservando cosa abbiamo tra le gambe. (Fonti: progetto Gender free Toilet https://www.facebook.com/binarismo.anche.no/)


[2] Le persone non binarie sono coloro la cui identità di genere non corrisponde completamente o per nulla al genere maschile o al genere femminile. Per “identità di genere” si intende il genere in cui una persona si identifica ovvero la sensazione profonda di essere femmina, maschio o altro rispetto a questi due generi.

[3] Simbolo dell’IPA (International Phonetic Alfabet) il cui nome viene dall’ebraico e vuol dire “nulla”, “niente”, “zero”. (Fonti: https://www.youtube.com/watch?v=UCx9t2OLOSY&t=188s)



​​​​​​​[Luisa La Gioia]



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