Strappare lungo i bordi è una serie d’animazione di Michele Rech aka Zerocalcare, pubblicata sulla piattaforma di streaming Netflix il 17 novembre 2021. La serie vede come protagonista lo stesso Zerocalcare, è ambientata nella Roma di oggi, ed è attraversata da numerosi flashback che ci portano tra alcuni ricordi d’infanzia, dell’adolescenza e della prima età adulta del protagonista. Raccontare questi eventi, rivolgendosi direttamente all* spettator*, permette a Zero di distrarsi dal motivo per il quale deve raggiungere Biella assieme a* su* due amic* di sempre - Sarah e Secco (e alla sua immancabile coscienza di nome Armadillo, rappresentata con sembianze antropomorfe).
Sarah, dotata sin dall’infanzia di una spiccata saggezza, corre spesso in aiuto di Zero nei momenti di maggiore difficoltà. In particolare, al fine di arginare il perenne senso di colpa del protagonista nei confronti del mondo, gli regala - attraverso la metafora del «filo d’erba in un prato» - una severa ma grande verità: in quanto esseri umani, siamo numeri in mezzo ad altri numeri, non siamo il centro del mondo. «Ho pensato che c’era qualcosa di incredibilmente rasserenante nell’essere solo un filo d’erba, che non faceva la differenza per nessuno, e che non c’aveva la responsabilità di tutti i mali del mondo» (Zero).
Attraverso toni ironici e malinconici al contempo, Strappare lungo i bordi assolve una funzione pedagogica e di denuncia sociale, ed è capace di mettere in scena e decostruire gli «assunti traballanti» (Zero) su cui si fonda la cultura patriarcale in cui viviamo. Stereotipi di genere, sessismo, razzismo interiorizzato, mascolinità tossica vengono sviscerati e smontati in modo semplice, diretto e chiaro. Quest’ultima, in particolare, influisce notevolmente sul modo in cui il protagonista vive le sue emozioni e le relazioni interpersonali. Assolutamente incapace di entrare in contatto con i propri sentimenti, [1] scappa costantemente dal suo amore per Alice, che resta nel limbo di un flirt prolungato all’infinito. «Stavamo sempre a seminare, ma non raccoglievamo mai» (Zero).
La serie tocca un’ulteriore tematica molto importante. Zero esprime la sua difficoltà nell’aiutare Alice in un periodo della sua vita in cui era invischiata in una «relazione brutta e tossica», rappresentata come qualcosa che preme il petto, che stritola, che non fa respirare c che porta via con sé. Zero sottolinea l’importanza dell’autodeterminazione (enfatizzata più volte nel corso della serie), perché non si può costringere nessun* a farsi aiutare, se non vuole. Ma, anche, riconosce come spesso questo possa trasformarsi in alibi per chi non ha voglia di star dietro ai problemi di altre persone, avendo già i propri. [2]
Lungo tutto il corso della serie, percepiamo un’ansia generalizzata per lo scorrere inesorabile del tempo accompagnata dal timore di sprecare la vita e di essere in ritardo sulle cose. Queste caratteristiche sono tipiche della società capitalista in cui viviamo, che chiede performatività a tutti i costi e costruisce la fretta come unica modalità con cui scandire il tempo. A quale scopo? Raggiungere quel fantomatico lavoro a tempo indeterminato, e il proprio «posto nel mondo». Tuttavia, quello che apprendiamo dai ricordi, i racconti e le riflessioni di Zero è che il risultato di questa affannosa ricerca in un Paese «incancrenito» dal circolo vizioso del precariato e della corruzione è, spesso, un sopravvivere piuttosto che vivere. Strappare lungo i bordi mostra chiaramente come questo arrancare conduca non di rado a uno stato di depressione, immobilità e apatia e a un senso di inadeguatezza, insoddisfazione e disillusione, che rendono incapaci di agire e di affrontare le difficoltà, inducendo spesso un desiderio di morte come risoluzione di tutti i problemi. Zero, difatti, manifesta - attraverso un’autocritica costante - il disamore nei confronti di se stesso e della sua vita, che definisce come un «pantano paludoso» dominato da una «frustrante placidità».
Concludiamo con una riflessione sul titolo della serie. Strappare lungo i bordi, come accennato, ruota attorno alla convinzione comune che vi sia una sorta di percorso preimpostato nelle vite di ognun*. Questo è rappresentato attraverso l’immagine di una sagoma da «strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere» (Zero). Tuttavia, la serie ci insegna che non esiste una forma unica e lineare lungo i cui bordi strappare, e che le vite possono assumere delle pieghe imprevedibili e inaspettate, delle «forme frastagliate» (Zero) più simili a cicatrici. «La cicatrice non passa» - dice Alice - «È come una medaglia che nessuno ti può portare via. [...] È una cosa che fa paura, ma è anche una cosa bella. È la vita».
[Luisa La Gioia]
[1] L’incapacità di stare nelle proprie emozioni si fa tratto caratteriale assolutamente distintivo del suo amico Secco, che rifugge ogni emozione chiedendo a chiunque: «S’annamo a pijà er gelato?».
[2] Se qualcun* che conosci sta vivendo una relazione violenta, puoi trovare strumenti per aiutarl* sul sito di Chayn Italia, in particolare a questo link: https://strumenticontrolaviolenza.org/service/essere-preoccupate-per-un-amica/#Effetti_su_te_stessa.
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