Suspiria – La prima madre


Suspiria (1977), primo film della trilogia delle Tre Madri di Dario Argento (al quale seguono Inferno,1980 e La terza madre, 2007), ha un cast femminile prominente: appaiono solo undici uomini in tutta la pellicola. Le donne sono le eroine, le antagoniste, le vittime e le combattenti. Tutto ciò però non basta né per la realizzazione di un film femminista, né per una sana e corretta rappresentazione dei personaggi femminili. Gli uomini che appaiono, a volte anche solamente in una scena, svolgono tutti (ad eccezione del nipotino della direttrice e del factotum della scuola) ruoli positivi e da mentori – soprattutto i due psichiatri che indirizzano l’eroina verso la verità e la strada giusta da intraprendere. Peccato che questi stessi personaggi siano puramente funzionali, non hanno alcun arco trasformativo, svolgono in sintesi mansplaining (spiegazione paternalistica fatta da un uomo a una donna) ai danni dei personaggi femminili. La sorellanza è quasi bandita dal film, ad eccezione del rapporto Suzy/Sara che avrà un finale tragico. Quando Suzy entra per la prima volta nello spogliatoio della scuola di danza incontra una serie di personagge (avide, narcisiste e anempatiche) che la rifiutano e la ostacolano. Si pensi anche ai vari omicidi: Pat muore da sola in bagno, separata dalla sua amica da una porta chiusa a chiave e Sara muore da sola fuori dalla stanza di Suzy dopo che costei è svenuta. Il film si basa sulla dicotomia vergine/puttana, che non viene sovvertita né esaminata. La vergine è rappresentata da Suzy e la puttana da ogni altra donna e strega in scena. I corpi sono totalmente feticizzati, con vittime violate e penetrate da oggetti fallici: coltelli, schegge di vetro, un letto di filo spinato. Argento ha più volte ribadito di amare le belle donne e perciò di credere che siano le vittime perfette. Un brutto corpo o un brutto viso non farebbero altrettanto spettacolo. Questo approccio spiega anche perché in Suspiria l’unica morte non mostrata o prolungata sia quella di un uomo (il pianista cieco). Buona parte della violenza inflitta all'uomo in questione è fuori campo (vediamo solamente i denti del suo cane che strappano la pelle da un viso invisibile), mentre osserviamo soggettivamente la gola di Sara spaccarsi in primo piano dopo che il suo corpo si contorce in agonia nel filo spinato, tutto ciò indossando una sottoveste molto attillata e trasparente. Pensiamo anche al primo, iconico, omicidio ai danni di Pat, alla quale viene strappata la camicia da notte per pugnalarla ripetutamente al cuore (in dettaglio) dopo che una mano – smaccatamente maschile – le spinge il viso contro la finestra della sua stanza, tenendole la testa contro il vetro in un momento che ricorda il sesso orale forzato e il soffocamento. Inoltre vedremo la macchina da presa indugiare sul corpo morto di lei, oltre che su quello della sua amica, trafitta dai vetri. Anche tra le studentesse e le insegnanti vi è una divisione netta esplicitata dalla scena dell’improvvisato dormitorio nella palestra in cui i due gruppi vengano separati letteralmente da un lenzuolo. Le donne quindi in Suspiria vengono separate, sessualizzate e mutilate e possono salvarsi solo a scapito di relazioni sessuali e sentimentali. Inoltre il potere femminile, ancora una volta, è puro appannaggio del Male (nel senso patriarcale). Purtroppo il panorama cinematografico italiano di genere, da questo punto di vista non è migliorato, ma mi auspico che pian piano possa essere così, con sempre più donne che si facciano avanti, rivendicando tutto il loro potenziale, con uno sguardo femminile che possa agire e fare propri anche gli spazi più proibiti e oscuri, stavolta in piena autodeterminazione.

Ilaria Franciotti



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