CARO DIARIO #8


Caro diario,
La fotografia per me non è mai stata un arrivo, piuttosto un lungo viaggio.

Con lei divido e condivido il tempo, i successi e le sconfitte, un'amica silenziosa e disposta a viaggiare al mio fianco.
Prendendola come un’eredità, continuando il lavoro di chi ha catalogato tutte le facce e le vicende a cui, ero e sono, più legata.
Nonostante questa smaniosa attenzione di conservare mi ossessioni da anni, continuo a pensare che le migliori foto le ho scattate con gli occhi.
La fotografia mi aiuta a mantenere i ricordi più nitidi, anche se quello che ho "visto" è il testamento più bello che possiedo. È una pratica per riappropriarmi della mia intimità, la solitudine è un metodo per ritrovarsi.
Oggi più che mai penso che l'intimità sia una cosa sacra, che non vi sia necessità di raccontare tutto o di dire sempre ciò che si pensa, che si prova, d'essere sempre sociali. Preservare i pensieri, i gesti, i sentimenti può renderli preziosi.


Riguardo degli scatti e sono certa che questo fosse un viaggio di ritorno.
Da questa nave tengo lo sguardo fisso verso il finestrino ed il movimento ipnotico del mare mi attrae. Mi sento come la parte della clessidra che scorre, quella che si svuota e non quella costretta a contenere.

Distesa su questo pavimento gelido faccio i conti con le ferite del passato, con respiri profondi mi riscaldo e provo a portare un pò di sollievo in quel luogo del mio corpo che ne ha più bisogno.
Svuotarsi, azzerarsi, raccogliere le forze; da qualsiasi angolo lo si guardi la fine di un anno è sempre un nuovo inizio.



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