Giovani, imprese e lockdown


Al netto dei sondaggi dell’anno 2019, che vedeva la nascita di nuove 353.052 imprese con il trend in aumento rispetto all’anno precedente di circa 5.000 unità, il 2020 non sarà di certo l’anno che ricorderemo per il record positivo per la nascita di nuove aziende.

La nostra analisi però non vuole essere il solito commento ai dati negativi che questo lockdown ci ha consegnato corredato del solito elenco di numeri derivanti da sondaggi nei macro-settori dell’economia nazionale; la nostra sarà l’analisi di come l’emergenza ha inciso ed inciderà sul rapporto tra i giovani ed il, tanto affascinante quanto incerto, mondo delle imprese.

Avviare un’impresa non è mai stato facile e non lo sarà mai, la decisione di dipendere direttamente dal proprio lavoro, dalle proprie scelte e, soprattutto, dal mercato è di per sé complessa e riempirebbe di dubbi chiunque.

Nonostante l’enorme pressione che una scelta di questo tipo possa suscitare sulla vita di una persona, il numero di imprenditori Under30 cresce ogni anno e diviene sempre più parte integrante del tessuto microeconomico italiano.

Al 14 Aprile 2020 Invitalia, tramite l’incentivo Resto al Sud (l’incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali o libero professionali nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree del Centro Italia) aveva finanziato 5.224 nuove startup su 12559 domande presentate, in attesa della presentazione di ulteriori 15.487 domande in compilazione.

Alla fine di Marzo 2020, tramite Nuove Imprese a Tasso Zero (incentivi rivolti alle imprese composte in prevalenza da giovani tra i 18 e i 35 anni o da donne che vogliono avviare una micro o piccola impresa) erano state finanziate 462 iniziative con 100,77 MLN di agevolazioni concesse.

Questi dati rappresentano solo una parte degli incentivi che lo Stato italiano ha riservato agli imprenditori Under30, incentivi che dà un lato consentono l’avviamento di un’attività di impresa grazie ad un tasso zero o ad una percentuale di fondo perduto ma che dall’altro nascondono insidie legate alle anticipazioni Iva, gli anni di ammortamento e così via.

Senza abbandonare il tema del nostro articolo, dopo aver sottolineato come il tessuto imprenditoriale Italiano in termini di media d’età stesse, prima del Covid19, flettendo verso il basso, dobbiamo provare a capire come lo spaventoso Lockdown possa incidere sull’approccio, l’entusiasmo e l’ambizione degli imprenditori Under30.

La risposta non è, naturalmente, di facile immaginazione né tanto meno potrà essere assoluta; gli imprenditori sono quasi sempre caratterizzati da punti di vista totalmente differenti, sarà dunque difficile ipotizzare di dare riscontro certo ma, sicuramente, sarà possibile analizzare alcuni scenari nell’ambito dei vari settori merceologici.

Secondo i dati ISTAT, il lockdown ha obbligato alla chiusura 2.1 MLN di imprese, con una perdita di fatturato pari all’80% per una PMI su 4 (Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/il-bilancio-lockdown-pmi-4-ha-perso-l-80percento-fatturato-ADibfFO).

Questo dato oltre ad essere sconcertante da un punto di vista economico e produttivo, può divenire un macigno insostenibile per tutti i giovani che, forti dell’entusiasmo e della forza di volontà ma non potendosi basare su esperienze empiriche di flessioni economiche, si sono buttati nel mondo delle imprese.

Quanti di loro continueranno un percorso che sembra essere ancora più tortuoso rispetto a prima? Quanti riusciranno a fare i conti con il numero 0 legato ai fatturati di Marzo ed Aprile? Ed ancora, quanti giovani decideranno di avviare una nuova attività di impresa, avendo toccato con mano la totale impossibilità di programmare eventi come una pandemia?

I più cinici hanno affermato che l’emergenza COVID19 “filtrerà” il mercato da tutti i cosiddetti giovani improvvisati, altri sostengono che #andràtuttobene, altri ancora si aspettano un totale cambio di rotta del mercato verso il digitale con la naturale sopravvivenza di chi già aveva digitalizzato la propria impresa.

Si potrebbe trovare la verità nel mezzo, sì perché se da un lato sicuramente ci saranno coloro che hanno avviato un’impresa senza conoscerne le responsabilità che cercheranno la via di uscita più facile, dall’altro ci saranno tantissimi giovani che, grazie al loro dinamismo, grazie alla loro passione ed alla loro tenacia, si rimboccheranno le maniche per risalire la china, per convertire quella che sembra essere una tragedia economica in un’opportunità.

Noi, dopo aver ascoltato varie testimonianze, crediamo nei giovani Italiani, crediamo in tutti coloro che, nonostante la negativa incidenza della pandemia sulle vite di ognuno, si sono adoperati, consorziati, uniti (seppur digitalmente) per mettere in piedi iniziative a favore delle comunità; siamo sicuri che la ripresa sarà complessa e che obbligherà molti di noi ad un cambio di approccio, ma si sa : “L’Italia s’è desta!” e l’Italia che ci ha fatto conoscere il lockdown di certo non si fermerà.

Come andrà? Riusciranno i giovani d’Italia a ripartire senza indugi? Proseguirà l’indissolubile legame tra startup e giovani?

Ora possiamo augurarcelo, dopo possiamo raccontarvelo!


[Nicola Carchia]



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