“Ho scritto una canzone d’amore”: Lucariello ci racconta la nascita di ‘Videochiamata’, il suo ultimo singolo


Vuless’ scennere abbasc’ pe t’alluccà ca pure se ‘o munn’ fernesse io nun te lass’


Canta così Lucariello, al secolo Luca Caiazzo, in una delle sue ultime canzoni scritte nei giorni della quarantena e che da quest’ultima prende spunto. Si intitola “Videochiamata” il brano uscito pochi giorni fa e che vede la partecipazione di un altro artista partenopeo, Ivan Granatino.

Rapper, musicista, autore, compositore, ex voce degli Almamegretta, Lucariello ha iniziato la sua carriera da solista nel 2007 firmando con Ezio Bosso il celebre brano “Cappotto di legno”. Un legame forte, quasi sviscerato, lo ha sempre tenuto ben stretto alla sua terra, croce e delizia dei suoi più sentiti testi. La stessa terra che ha raccontato durante tutta la sua carriera artistica, molto prima dei racconti di Gomorra. Ed è proprio a quest’ultima (la serie tv) che molti si noi lo associano negli ultimi anni poiché suo è il brano “Nuje vulimme ‘na speranza”, sigla di chiusura fin dalla prima stagione.

Prima ancora di un artista, Lucariello è un ragazzo molto attivo nel sociale, sempre pronto a partecipare a rassegne, iniziative solidali, concerti di beneficenza, sempre dalla parte dei più deboli. Ed è proprio con questo spirito che ha subito accettato di fare una chiacchiera con Italianismi, per commentare il suo ultimo gioiello.


Videochiamata è una delle tue poche canzoni d’amore. Perché per te è così difficile affrontare questo tema?


È una questione irrazionale, nel Rap ho sempre messo in luce quella parte di me più cruda e spavalda, a tratti violenta. Le rime per me sono state spesso un luogo dove sfogare la rabbia contro le ingiustizie del nostro tempo. I questi ultimi tempi sto capendo che l’amore è l’energia più rivoluzionaria dell’universo.


Come nasce questo pezzo e la collaborazione con Ivan Granatino?


In piena quarantena Covid19 l’ho scritto chitarra e voce, ho capito subito che le parti melodiche poteva cantarle Ivan che l’ha fatta subito sua.


Un anno di videochiamate non vale la carezza di un istante. Teoria che tutti abbiamo potuto toccare con mano durante questo periodo?

Si, credo che se le intenzioni fossero quelle di alienarci e farci diventare dipendenti dalle tecnologie, si sta andando verso un grosso errore. Nulla può sostituire il piacere di un abbraccio, di un bacio, si muovono energie e sostanze tra noi che non passano attraverso gli strumenti tecnologici.


Cosa è cambiato per te, e per la tua musica, durante questi mesi?

Ho avuto tempo per riflettere e per ascoltare. Mi sono spogliato dei panni del compositore, dell’autore che analizza sempre ciò che ascolta per godere semplicemente della musica, come un qualsiasi ascoltatore. È   stato bellissimo.

Di certo non sei stato con le mani in mano, parlaci di assembramenti…

Si, abbiamo condiviso nella strada dove vivo il “Panaro solidale” che è finito sulle pagine di “the Guardian” e sul profilo di Madonna, abbiamo sostenuto i ragazzi del coordinamento territoriale di Scampia portando spese in giro per Secondigliano e poi stiamo mettendo su una community di menti assembrate Assembra-menti che vuole promuovere iniziative creative per tornare a stare insieme senza contagiarci.


Pensi che la musica abbia alleviato le sofferenze di molte persone?

La musica è linguaggio dell’anima, ci mette in contatto con le parti più profonde del nostro essere. Per me è magia, quindi può tutto.


Concerti virtuali, musica dai balconi. Come pensi possa essere rimodulato il settore musica nella forma ‘concerto’?

Credo che i live vadano ridimensionati, c’è stata tanta offerta di musica dal vivo in questi anni e poca domanda. Attraverso i portali è possibile ascoltare gratis tutta la musica ma vedere un concerto sarà un’esperienza preziosa e come tale anche più costosa. Ci saranno concerti per meno persone ma per questo anche più emozionanti.


Oggi più che mai ‘’Nuje vulimm’ na speranza”, sei d’accordo?

La speranza è come un muscolo, tocca allenarla e farla crescere ogni giorno.


E sembra impossibile chiudere questo pezzo senza volgere un pensiero al pianista, musicista, direttore d’orchestra Ezio Bosso, con il quale Luca ha lavorato e che pochi giorni fa si è spento nella sua casa di Bologna. Ricorderemo sempre la magia del suo sorriso.


“La musica sussurra e ci insegna la vita – ha più volte detto - Ci aiuta a essere umani”.


[Roberta Buonpane]



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