Mi ami? Ma quanto mi ami? La videochiamata oggi può allungare la vita!


Videochiamami!!! Gridava così un’affascinante Valeria Marini al fianco di Claudio Amendola in un celebre spot che apriva le frontiere a foto e videochiamate dal telefono cellulare. A distanza di 15 anni chi lo avrebbe detto che “videochiamami” sarebbe stato l’imperativo più temuto di sempre?

Eh sì, perché in questa particolare quarantena, non ci è concesso di essere in disordine o in pigiama. La possibilità di una videochiamata improvvisa è dietro l’angolo. Quando meno te lo aspetti, il tuo capo, i tuoi amici, i tuoi parenti, ti videochiamano senza risparmiarti commenti e giudizi sulla tua condizione attuale.

Chi lo avrebbe detto che quel “restate a casa” avrebbe poi modificato (forse per sempre) il nostro modo di comunicare, il nostro modo di ‘incontrare’ gli altri? E, fateci caso, riusciamo a vedere più persone adesso, attraverso il nostro cellulare, che prima dandoci un appuntamento per strada. Possiamo gestire il nostro tempo e scegliere come investirlo ma soprattutto possiamo sentirci vicini alle persone che amiamo e capire come stanno realmente perché lo sguardo, quello, non mente mai.

Nelle ultime settimane, quella che ha preso il nome di “pandemia” ha stravolto le nostre vite, modificato le nostre abitudini e forgiato la nostra percezione della realtà.

Non guardiamo il mondo da un oblò bensì da una finestra, quella della nostra casa che fino a poco fa rappresentava per noi un rifugio, un posto in cui poter riposare e oggi, al contrario, ci appare come una prigione dalla quale non vediamo l’ora di evadere. Ma non tutto è fermo, immobile, come appare ai nostri occhi. Da un lato c’è il mondo fisico che si è drasticamente bloccato e che resta fermo; dall’altro c’è il mondo digitale che corre più veloce del vento e cresce, si amplia e amplifica con sé le nostre emozioni.

La comunicazione, soprattutto quella social, ci fa sentire vivi, partecipi, appartenenti ad una stessa comunità ma al contempo ci espone ad un doppio rischio: quello del contagio emotivo e quello del contagio informativo. Contrastare la proliferazione di notizie e informazioni in grado di deformare la realtà appare assai complicato. L’infodemia (ovvero la diffusione di una quantità di informazioni enorme) cresce come il virus ed è difficile da arginare.

Comunicare sì, ma nel modo giusto. Non lasciamoci prendere da sensazionalismi, chiediamoci sempre “Sarà vero?” prima di condividere un articolo, un post, e verifichiamone l’attendibilità. Sentiamoci liberi di riempire le nostre bacheche di pizze, dolciumi e tutto ciò che ci fa sentire vivi e felici. Condividiamo le notizie positive, la musica, le piccole gioie quotidiane, le iniziative solidali, senza mai dimenticare di rivolgere un pensiero a chi soffre, a chi ha perso un caro senza potergli dire addio.

Usiamo i social ma con intelligenza, usiamoli per creare interconnessione con amici e parenti distanti. Il digital entra a gamba tesa nelle nostre vite? Allora apriamogli la porta, facciamolo accomodare, serviamogli un tè e decidiamo insieme come affrontare questo percorso di innovazione e cambiamento.

Proprio dall’intensificazione delle relazioni sociali nasce Italianismi. Abbiamo capito che affrontare le difficoltà del presente darà ad ognuno di noi la forza di ricostruire, di riscoprire chi eravamo e chi siamo stati. Da qui la bellezza nello scoprire di vivere e godere del senso di appartenenza ad una comunità, ad un Paese: il nostro. Anche le nostre interviste saranno diverse da quelle tradizionali, saranno fatte al telefono, via skype, di certo non di persona. E se è vero che una telefonata allunga la vita allora noi di Italianismi probabilmente siamo destinati all’eternità Chi lo diceva? Ma è ovvio: Massimo Lopez in quel fantastico spot del 1993 in cui interpretava un condannato a morte che chiedeva di fare una telefonata e non finiva mai di parlare. È proprio vero, le pubblicità brillanti restano impresse nella memoria di chi le guarda. E forse un caso che in cima alla lista ci siano tre tormentoni legati alla comunicazione? Due li abbiamo già ricordati ma il premio va alla telefonata tra innamorati. Era il 1990 e il cellulare era un’esclusiva di pochi, si giocava al ribasso sulle migliori tariffe per il telefono fisso e quella carinissima ragazza dalla sua cameretta parlava con Andrea e gli chiedeva: “Mi ami? Ma quanto mi ami?”.

Che sia una telefonata, una videochiamata, una ricetta culinaria, la palestra in casa, delle serie tv fino al mattino; una cosa è certa: ogni svago ci aiuterà a spogliarci da ansie e angosce, allora vestiamoci da ciò che sappiamo e affrontiamo questo tempo nel migliore dei modi.


[Roberta Buonpane]



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