Quando ricominciare fa rima con inquinare. La parola al WWF


I pesci a Venezia e i delfini a Cagliari: meteore dimenticate delle quali conserveremo sempre un dolce ricordo. Ma a svegliarci da questo sogno è stata, ben presto, l’immagine del mare del litorale domizio. Una macchia nera che dalla foce del canale Agnena si espande in quelle erano diventate acque cristalline, a tratti caraibiche.

Eppure pochi giorni fa avevamo parlato dell’irresistibile spettacolo che la natura ci ha offerto durante la quarantena, non avevamo fatto i conti con lo sversamento illegale di rifiuti, non avevamo considerato proprio tutto.

In molti avevamo sperato che questo effetto pandemia sulla natura sarebbe durato per sempre, ma così non è stato. Nel frattempo, ci vorranno almeno 15 giorni prima che l’Arpac possa dare dei chiarimenti su quanto accaduto, possiamo analizzare ciò che è accaduto nella fase pre- covid 19. A quanto pare esiste un legame strettissimo tra le malattie che terrorizzano l’intero pianeta e la perdita della natura. Lo dice il WWF in un suo ultimo report dal titolo “Pandemia, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi – tutelare la salute umana conservando la biodiversità”. Il report mette in evidenza i collegamenti nascosti che esistono tra le azioni dell’uomo e alcune malattie. Molte delle cosiddette malattie emergenti – si legge nel report - come Ebola, AIDS, SARS, influenza aviaria, influenza suina e oggi il nuovo coronavirus (SARS-CoV-2 definito in precedenza come CoVID-19) non sono eventi casuali, ma la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali. Molte pandemie degli ultimi decenni – prosegue - hanno origine nei mercati di metropoli asiatiche o africane dove si riscontra il commercio illegale o incontrollato di animali selvatici vivi, di scimmie, di pipistrelli, di carne di serpente, e tanti altri rettili, mammiferi e uccelli. Si creano in questo modo pericolose opportunità per il contatto tra l’uomo e le malattie di questi organismi, offrendo il fianco allo sviluppo di vecchie e nuove zoonosi, ovvero di malattie infettive che possono essere trasmesse dagli animali all’uomo.

In questa prospettiva l’attuale pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 che sta mettendo in seria crisi il mondo, offre lo spunto per un approfondimento del rapporto uomo e natura. Approfondimento che abbiamo fatto con il dott. Raffaele Lauria, presidente del WWF Caserta.


È vero che l’inquinamento ha aperto la strada alla diffusione del virus?


È la devastazione e il saccheggio degli ecosistemi ad aver favorito il salto animale – uomo. L’inquinamento attraverso le polveri sottili. Ci sono studi in corso che stanno trovando molte affinità per diffusione. Qualche dato: nel 2018 si sono persi 12milioni di ettari di foreste tropicali ed equatoriali (una superficie pari a 250 volte l’Italia). Le foreste oltre a garantire una serie di “servizi gratuiti” confinano gli animali selvatici ed i loro parassiti riducendo i rischi di contagio i cui effetti sono quasi sempre imprevedibili.


Eravamo sicuri che l’uomo avesse acquisito nuove consapevolezze ma a quanto pare per molti nulla è cambiato. Ce lo dimostra quanto accaduto pochi giorni fa a Castel Volturno. Come è possibile?


Purtroppo si verifica in quanto non inquinare costa e se aggiungiamo che la probabilità di restare impuniti, soprattutto in questo periodo, è alta si spiega quanto è successo e quanto sta succedendo.


Nelle settimane in cui l’uomo è stato fermo in casa la natura si è ripresa i suoi spazi, quanto le ha fatto bene la nostra quarantena?


Ci dispiace dirlo ma la quarantena sta facendo bene agli ecosistemi e non è una novità. La pressione antropica produce alterazioni a livello globale cosa che, nonostante qualcuno continui a negarlo, il mondo scientifico sostiene anni. Una società meno vocata al saccheggio e al profitto immediato darebbe la possibilità di vivere in armonia con la natura.


Cosa si può fare affinché questi cambiamenti diventino irreversibili?


Ci troviamo dinanzi ad una svolta epocale. Abbiamo due strade: torniamo a fare tutto come prima, passata la paura quindi torniamo a commettere gli stessi errori; dopo poco esauriremo l’effetto positivo che si è generato negli ecosistemi. Oppure, l’altra strada, possiamo cogliere l’opportunità di attuare una vera rivoluzione industriale e di stili di vita. Passare all’economia green non significa tornare all’economia della candela, bensì utilizzare le migliori tecnologie meno impattanti, da sostituire a quelle esistenti (che oltre ad essere vecchie consumano aria, acqua, suolo, oceani e biodiversità). Non è possibile accettare la realtà di avere tra le mani di un adolescente uno smartphone del potenziale di calcolo superiore ai computer della NASA ai tempi delle missioni Apollo e nello stesso tempo avere una mobilità con motori basati sul motore a scoppio che, sappiamo tutti, risale al 1853. E questo è solo un esempio.


Quali i comportamenti virtuosi che dovremmo necessariamente mettere in atto una volta usciti dalla quarantena?


Per ridurre il rischio di Spillover (quel fenomeno per il quale una zoonosi, ovvero una malattia che viene trasmessa da un animale all’uomo, diventa una malattia trasmessa da uomo a uomo) bisogna cercare di vivere in armonia con la natura. Una via d’azione efficace e sostenibile dovrebbe quindi garantire il funzionamento naturale degli ecosistemi e la loro attenta gestione, per regolare le malattie, ostacolare la loro diffusione e ridurre così il loro impatto sulla salute umana.


La natura è in grado di rigenerarsi in pochissimo tempo e ce lo sta dimostrando. Raffaele Lauria non ha dubbi nel diffondere, attraverso la nostra intervista, un messaggio di speranza e consapevolezza, nonostante gli eventi tristi degli ultimi giorni. Mi piace -ha concluso la nostra chiacchierata – ricordare a tutti che abbiamo la responsabilità di garantire un futuro sostenibile ai giovani. Non facciamo come diceva Groucho Marx “Perché devo preoccuparmi delle nuove generazioni? Loro cosa hanno fatto per me?”. Si tratta di etica ecologica e ambientale.


[Roberta Buonpane]



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