Tutto quello che sai sui Rave è falso


Quest’estate sono stati organizzati in tutta Europa molti free party (letteralmente festa libera, che sta per indicare non solo la gratuità, ma soprattutto il principio su cui questo tipo di evento si fonda: la libertà individuale e collettiva). Con la responsabilità da parte degli organizzatori nel prediligere luoghi all’aperto per contrastare la trasmissione del virus SARS-CoV2, la stagione estiva è stata costellata di eventi, diversamente dall’anno scorso, durante il quale le norme in vigore erano molto più restrittive. Tra tutti i rave organizzati in Italia dall’inizio dell’estate 2021, due in particolare sono stati i più discussi: parliamo del Bordel23, tenutosi a Tavolaia in provincia di Pisa e dello Spacetravel Vol.2, in provincia di Viterbo. Del primo tra i due si è parlato di meno, nonostante sia stato definito un rave come ai vecchi tempi, in riferimento a quella che viene definita, dal mondo underground, l’età d’oro (anni ’90-2000). La seconda edizione dello Spacetravel non se l’è vista poi così diversamente rispetto al Bordel23, ma, a differenza dell’evento precedente, ha dovuto combattere contro mass-media e stigmi sociali.


A circa dieci giorni dopo la sua fine, il rave di Viterbo, sembra aver ottenuto il primato per il teknival più discusso degli ultimi anni. Persistono infatti dibattiti circa la veridicità di alcune delle notizie shock che hanno fatto il giro della penisola durante i giorni in cui la festa si è svolta, screditando non solo l’evento in sé, ma un’intera comunità di giovani riunitasi in quel posto per festeggiare assieme.


Tra tutte le notizie diffuse che hanno trasformato l’immagine del rave in quella di una moderna Sodoma o Gomorra in stile steampunk, l’unica accertata è quella della tragica scomparsa di Gianluca Santiago, un giovane ventiquattrenne, di cui il corpo è stato ritrovato qualche giorno dopo l’inizio della festa, nei pressi del lago di Mezzano. A seguito della diffusione della notizia sul ritrovamento del corpo, il mondo social e quello dell’editoria da-quattro-click sono stati invasi da notizie senza alcun fondamento di verità, con l’intento di minare la reputazione dei free party in Italia e no. La tragedia della morte di Gianluca ha quindi scatenato una reazione a catena composta da una serie di fake news atte a diffondere un’immagine distorta e deviata del mondo della sottocultura rave, attaccando ancora una volta la possibilità dei giovani di tutta Europa di incontrarsi, divertirsi e festeggiare in libertà.


La sottocultura rave ha origine in Inghilterra negli anni ‘90 e si diffonde in tutta Europa, creando un movimento che reclama la libertà individuale e di aggregazione in contrasto alle logiche capitaliste che governano la quotidianità. Molti giovani prendono parte a questo movimento poiché garantisce una partecipazione sentita all’interno di un microcosmo sociale autogestito, in alternativa alla realtà meccanicizzata e alienante delle metropoli. Il rave o free party è un evento illegale che prevede l’occupazione di un suolo generalmente abbandonato, in cui si trasmette musica attraverso un soundsystem e dove ci si incontra per ballare a ritmo di bpm (battiti-per-minuto, l’unità di misura per la frequenza metronomica della musica). Da lì la formazione di un’autogestione tale da realizzare in poco tempo una vera sottocategoria di città. Il filosofo Hakim Bey ha più volte fatto riferimento ai rave party come delle vere e proprie T.A.Z. (Zone Temporaneamente Autonome) riconoscendo in loro tutte le caratteristiche di un’efficace autogestione.


Un rave che dura più giorni e presenta più soundsystem viene chiamato teknival. I sound presenti variano tra i numerosi stili derivati della musica elettronica e presentano elenchi di numerosi DJ che suonano: tekno, breakbeat, hardcore, drum’n’bass, dubstep e molto altro ancora. Ogni sound ha una sua particolarità oltre al muro di casse attraverso cui viene trasmessa la musica (il soundsystem), dai servizi che offre, al punto di vista artistico come luci, installazioni e attrazioni. Ognuno di essi possiede una particolare attrattiva e questo fa si che i partecipanti possano scegliere liberamente di passare il tempo dove più preferiscono, quando lo vogliono. Il rave deve essere visto come quello che realmente è: una microsocietà autogestita, un luogo di aggregazione e di socialità.

I frequentatori e gli organizzatori hanno la piena consapevolezza di star partecipando a un evento illegale e sono coscienti delle sanzioni penali a cui vanno incontro. Non serve demonizzare questo tipo di eventi con notizie allarmistiche per giunta non adeguatamente verificate, quanto piuttosto osservare e capire il fenomeno, contestualizzandolo all’interno di questo specifico periodo storico, dove la socialità è completamente frammentata.

Proprio per questo sembra che il movimento, grazie alla comunicazione e alla velocità a cui le informazioni viaggiano, faccia sì che molti più giovani vengano incuriositi dalla sottocultura underground.  È probabile che lo Spacetravel Vol.2 sia stato nel mirino dei media proprio per il suo rappresentare un luogo di universalità e di unione, difficile da controllare in quanto lontano dalle logiche di consumo e profitto. Oggi più di ieri sembra urgente riscoprire forme di socialità e di creatività che non prevedano il consumo di beni e prodotti ma che siano orientate allo sviluppo dei rapporti e all’esplorazione di sé stessi e degli altri.

È risaputo attraverso il tempo e la storia che quando qualcosa sfugge alla comprensione della maggioranza, rischia di essere stereotipata e stigmatizzata, ma, nonostante ciò, i free party restano quel che sono, un luogo di collettività e di aggregazione.


[ Andrea Di Napoli – Francesco Del Prete ]




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